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La ricerca condotta da Aster Domus per la realizzazione della casa mobile sostenibile, come casa per vacanze e tempo libero, studia l’evoluzione storica del concetto di abitare transitorio con attenzione ai fattori sociali, economici, tecnici e ambientali legati al rapporto uomo-ambiente-architettura.

La casa mobile, per definizione “trasportabile” e collocabile in luoghi diversi, è realizzata con risorse provenienti da differenti realtà e con tecniche adattabili ad ogni situazione climatica, risponde ad esigenze di flessibilità ed è luogo privilegiato di contatto con la natura e di dialogo con il paesaggio.

Nel XX secolo numerosi progettisti si sono interessati all’architettura temporanea, applicando nelle loro proposte i risultati ottenuti dalla ricerca e dalla sperimentazione di materiali e tecniche innovative e di procedimenti di prefabbricazione leggera. Sin dagli anni ’20 si evidenzia la continua ricerca di soluzioni abitative improntate da un lato all’utopismo tecnologico, con esperimenti sulla prefabbricazione edilizia, dall’altro al rispetto dell’ambiente, introducendo il moderno concetto di sostenibilità ambientale, attraverso i temi del riuso, del riciclo e dell’impiego ridotto dei materiali e dell’uso di energie alternative. Contemporaneamente si diffonde negli Stati Uniti l’idea della casa viaggiante costituita da automobile più traino a rimorchio. Utilizzata prima come casa di vacanza, poi come dimora abituale, diventerà modello di riferimento per ogni casa mobile a venire.

Dopo la II Guerra Mondiale, si afferma l’ideologia del consumo e del “sogno americano”, dell’”usa e getta”, dell’effimero e del deperibile: è il trionfo del senso estetico fine a se stesso, che negli anni ’60 – ‘70 lascerà posto alla fiducia nel progresso tecnologico e alla sperimentazione di nuovi materiali e a forme di reciproca contaminazione con i livelli della pittura, della scultura, dell’arte cinematografica, della pubblicità e delle immagini evocate dal Pop, in una parola della “moderna” civiltà contemporanea urbana. Queste esperienze porteranno alla diffusione dell’uso della plastica e delle case costruite in serie, presto stroncato dall’aumento del prezzo del petrolio negli anni ’70 e dalla scoperta che le materie plastiche e gli altri materiali come l’eternit, l’amianto, le vernici, determinano problemi di inquinamento ambientale, tanto da essere via via sostituite da materiali ambientalmente sostenibili, secondo un approccio che orienta ancora oggi la produzione. Il tema del transitorio viene ricondotto ad ambiti più concreti: da un lato l’abitazione per l’emergenza, dall’altro le abitazioni temporanee per il lavoro e per il turismo. Parallelamente si riscopre l’impiego di sistemi di produzione consolidati, caratterizzati da una relativa semplicità di operazioni – tecnologie tradizionali o spesso anche tecnologie miste e intermedie cioè avanzate e tradizionali, ove possibile orientate al contenimento energetico.

Tali istanze si incontrano con le esigenze del nomadismo culturale o cultura del nomadismo che caratterizza la società contemporanea, richiedendo una definizione degli spazi dell’abitare temporaneo, in grado di intercettare nuovi bisogni e sollecitazioni. Il dinamismo e lo spostamento possono essere oggi vissuti come volontà, non come esigenza a cui adattarsi. La mobilità nel nuovo millennio è vista come sinonimo di vitalità e di progresso e la progettazione dello spazio domestico diventa progettazione della temporaneità. Prefabbricazione, modularità, leggerezza, trasportabilità, flessibilità diventano i requisiti fondamentali dell’abitare transitorio e gli schemi abitativi soddisfano con versatilità condizioni estremamente variegate, dal punto di vista funzionale e distributivo e della compatibilità ambientale.


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